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La critica del poeta Salvatore Cagliola

 

 

Giovanni Jurato e la sua Terra
 
 Jurato, quale mano sapiente ti guida quando, con gesti antichi e misurati, tu l'arte rinnovi, dosando intensi azzurri, vividi gialli e bruni profondi?
Forse custodisci un segreto - tu, sacerdote d'un dio - che ti rende perfetto strumento in accordo all'infinito che ci incanta a ci sfugge!
E ricrei sulla tela gli eterni moti del mare e le sue canzoni di amore e di morte; le case dei pescatori, come occhi stanchi in attesa del nulla, con tutto il loro carico d'anni e di primitiva bellezza; il nostro cielo, unico, incredibilmente azzurro. E se il tuo sguardo si posa sui nostri poggi eleganti, ora rubi al sole la luce e le ombre, ora incateni quel vento che raramente da noi è frescura. Certo, fra le nordiche brume, ancor più a Balestrieri sembrano "tante finestre aperte sulle pareti" i tuoi quadri luminosi recanti "una ventata di rude poesia".
Tu, nemico dei simboli e delle implicazioni sociali e filosofiche (lasci ad altri la cura), canti la natura alla tua maniera, con un arpeggio colorato.
Tu sei poeta del pennello; un poeta dai versi semplici, onesti, puliti. Mentre il vocabolario semplice svela un profondo sentire ed una calda umanità la perfetta sintassi denota da un canto l'artista completo e dall'altro il professionista seriamente impegnato sul piano della ricerca pittorica. La tua mitezza, il tuo sguardo sereno, mi riportano indietro nel tempo, quando l'uomo - eroe e fanciullo - aveva di se una diversa misura che ormai ci sfugge e perdiamo in crisi di identità tragiche e vane. Tu vivi in una dimensione di sublime purezza, e chi ama l'Arte ti è grato.
 

- 1972 -

 

 

 

Le sue frasi pittoriche

Le caratteristiche peculiari di Giovanni Jurato sono essenzialmente tre: le qualità evidenti del colorista di razza, che dell'assioma "la pittura è colore ed il colore è luce"  ha fatto il Credo della sua arte.
L'equilibrata osservazione della natura, che non lascia nulla al caso, tranne che per un'attenta valutazione dell' "occasione" creativa.
L'impegno compositivo e strutturale dell'opera, ad un punto di perfezione tale che, procedendo per successive ideali divisioni dell'insieme, ogni parte risulta autonoma e completa.
Jurato costruisce le sue frasi pittoriche con sostantivi carichi di significato, pregni quasi della stessa forza scultorea che la parola ha acquisito in millenni di elaborazione e di cesello.
L'aggettivazione, mai sovrabbondante e sempre collocata al posto giusto, contribuisce a comporre periodi melodici dove un pizzico di extemporaneità è il contrappunto che sostiene l'armonia.
Figlio della Sicilia, Jurato, ne porta i colori ardenti e la passione per il mondo, e la sua tavolozza è una bandiera d'isolanità l'azzurro trasparente del cielo, che precipita e si confonde in un mare sempre in vena di sfumature nuove e impossibili; il giallo luminoso dei crisantemi rustici, che sui sentieri del sole corrono incontro al verde profondo della macchia pensosa; il rosso infuocato del tramonto, cadente con la speranza di uomini stanchi e mai domi.
Ma se della sua terra coglie gli umori ed i colori, li trasfigura in un anelito d'infinito che accomuna quanti vivono degli eterni ideali del bello, del buono, del vero.


- 1978-
 

 

 

 

 

Il respiro

 Per capire la personalità di un pittore, e penetrare le motivazioni sottostanti le sue scelte e i suoi temi, ? necessario trascorrere qualche ora nel suo studio o, meglio, nella sua bottega, come mi piace definirlo - con una spruzzata di polvere e di nostalgia -usando un termine che oggi suona improprio, date le mutate condizioni storiche e socio-economiche. E necessario perchè un quadro, anche se viene estemporaneamente impostato all'aria aperta nel luogo ritratto, poi viene meditato e rivissuto nel chiuso della bottega. E qui tutto concorre, anche inconsciamente, a modellare, a dar vita alla nuova creatura: gli oggetti posati dove sai, i ricordi nascosti negli angoli, l'atmosfera, l'aria che ristagna, l'odore forte dei fiori, i pensieri, che un attimo si fermano e poi fuggono lontano, le abitudini, le pause, la noia, la stanchezza, il riprender fiato, una manciata di stelle colte alla finestra, una boccata di fresco mattino..
II regno di Giovanni Jurato è appollaiato, rustico e solitario come un nido di gazze, sull'alto di un moderno fiore di cemento. Ci trovi di tutto: tele e cornici ammonticchiate, tubetti di colore sparsi dappertutto, fiori da tempo rinsecchiti, arnesi da lavoro, foglie accartocciate, panieri, spighe, lumi e candelabri e libri antichi in mezzo ai quali un antiquario guazzerebbe felice come un topo nel formaggio, oggetti misteriosi difficilmente catalogabili, quadri. Quadri dappertutto: per terra, sul letto, sotto il letto, sulle sedie, sui muri. E poi ancora bottiglie d'ogni forma, brocche, vasi, strumenti musicali, un mucchio di conchiglie in mezzo ai quali fanno bella mostra i tritoni e le dolium, fiscelle e tante altre cose ancora. In questo caleidoscopico bazar nascono i suoi quadri, miracolo d'armonia in tanto disordine.
E sono la perfezione del creato, nato dal caos primigenio, dove c'era il tutto, ma nulla vi si distingueva. E per un' osmosi psicologica, strana e conturbante, senti rivivere sulle tele di Jurato il respiro delle cose, la loro storia, il loro esser vive. È una sottile presenza che ti affascina, una fuga del passato nel presente, una sorta di appendice del tempo che ti attanaglia.
Un quadro è sempre sul cavalletto, un quadro sempre nuovo, a dimostrazione che Jurato è un forzato della pittura. Lavora sempre, con accanimento, e non certo per soddisfare il mercato. Gli è che non sa concepire la vita senza la pittura. Soffoca se non ruba lembi di cielo, d'un azzurro così chiaro, così pulito, che ti strappa il cuore e te lo porta in alto, sempre pi?in alto. Muore se non si tuffa nel blu di quel mare che vide l'ansioso conoscere e l'instancabile peregrinare di Ulisse.
Non rinasce se non si sofferma sulle sponde dove corrono, lungo il biondo arenile, il verde pensoso dei ginepri e il giallo gentile delle mimose. Qui, in agosto, fioriscono ancora i pancrazi, fra le arene assolate e il bruno dei poggi. Il colore: ecco l'assunto e l'assioma, la categoria per eccellenza di Giovanni Jurato. Ed è anche un mistero che il Nostro cerca di svelare, perchè sa che non c'è fine all'infinita possibilità dei colori. E naviga sempre, ritta la vela, la mano salda al timone, verso nuovi lidi...
Miracolo dell'Arte: solo sette colori, variamente mestati e tessuti - qui Jurato è un autentico e indiscusso maestro - danno la stura a mille altri colori, le cui sottili sfumature è impossibile descrivere, tanto vanno oltre ogni umano sentire. Puoi solo in qualche modo recepire e gustarli in silenzio, se riesci a metterti sulla stessa lunghezza d'onda dell'Infinito.
E tali meraviglie sono il frutto delle mani dell'uomo - dei suoi gesti sapienti - creatura divina perchè in lui Dio si compiacque e a lui diede il Suo Spirito. Sono il frutto dell'uomo - Jurato, le cui dita si fondono coi pennelli e, all'unisono con la mente e con il cuore, come per incanto fanno sorgere sulla tela mondi sconosciuti e pure a noi cos? cari e vicini. Mondi che ci sono sconosciuti perchè li abbiamo definitivamente dimenticati, li abbiamo sepolti sotto le macerie della nostra coscienza, di noi uomini civili e progrediti del 2000, che masochisticamente ci autodistruggiamo con ritmi, moduli e violenze di non-vita.
E quando un pittore come Giovanni Jurato profeticamente ce li propone, ci sembrano venire da lontano, da una nostra passata esperienza, nati forse da un sogno che un tempo ci lasciò ed ora ritorna e ci ricorda che la "razionalit" non è la sola facoltà necessaria all'uomo, nè la parte sua migliore. Accostandoci agli oli di Jurato, prendiamo coscienza di noi stessi, cogliamo la nostra identità siamo noi il libero cielo, l'arbusto solitario sul ciglio della trazzera bianca di calcare dove s'imprimono le orme; siamo noi la profondità del mare, lo scoglio tormentato dall'onda; siamo-noi quel vento che brucia le stoppie, canta fra
i rami e poi muore sul far della sera...A ben vedere, le tele di Giovanni Jurato ricompongono brandelli di noi stessi, dilaniati dalle fauci insaziabili del mostro-progresso, e rifanno il mosaico del nostro essere, strappandolo alla sua sostanziale e tragica precarietà

- 1980-

 

 

 

 

 

Il senso della ricerca


Lo sperimentalismo in arte, se diviene improduttivo fine a se stesso, cade nelle pastoie della non-creatività di moduli apparentemente espressivi, ma, di fatto, caratterizzati dalla piatta ripetitività disincarnata dal contesto socio-culturale, ch'è sempre in evoluzione.
Lo sperimentalismo è valido nella misura in cui sprona ad una ricerca che si traduce in soluzioni concrete ed al superamento di "traguardi", in sintonia con quello "scattare" in avanti individuato da Martin Heidegger quale struttura fondamentale dell'uomo che costruisce la sua storia.
Altrimenti è il buio. E si cade nel ridicolo quando, nel presentare pseudo-maestri dell'arte contemporanea, che pure - ahinoi! - vanno per la maggiore, si vuol spacciare il trito ed il ritrito come "ricreazione delle sue opere": specioso eufemismo che equivale a "scusate, non ho altro da dire".
Giovanni Jurato, artista sensibile ed attento al mutare dei tempi, la lezione l'ha capita ed agisce di conseguenza - non per scelta intellettualistica, bensì per una istintiva operatività del suo spirito finalizzato alla totalità dell'essere - conquistando risultati che meravigliano solamente quanti non sanno la sua dimensione volta ad espandersi, come per cicli produttivi concentrici, senza perdere mai l'aggancio con la concretezza storica del suo esistere.
Questo espandersi verso il tutto-essere si traduce in sostantivi materici, scolpiti con determinata sicurezza, che costruiscono frasi pittoriche efficaci con il cemento di una esatta orto-sintassi e l'eleganza d'uno stile originale di linguaggio.
La materia non è mai qualcosa di sovrapposto, ma sembra sorgere e formarsi spontanea sulla tela - quasi proliferazione molecolare perchè Jurato sa cucire, con la forza plastica del gesto, le parti di un discorso scorrevole e accattivante, ch'è sempre il tutto e la parte del tutto in forza della provvisorietà dell'essere.
Materia ch'è colore e luce intimamente correlati. Sintetizzando, con un volontario sforzo di sintesi di valore pedagogico oltre che estetico, possiamo unificare gli splendidi colori mediterranei dell'artista siciliano in un azzurro solare che imprigiona la luce. Possiamo, senza pericolo di dubbio, affermare che, in Jurato, la luce non è artificio, ricercatezza, abilità tecnica, ma sorge dall'intimo stesso del colore e si compone con il gioco d'ombra per naturale disposizione di timbri e ritmi diversi.
Giovanni Jurato ha qualcos'altro da dire perchè lo sperimentalismo e la ricerca li interpreta - giustamente - come dinamismo del presente storico che si fa futuro, non come stati di posizioni ormai acquisite e soddisfatte che, chiudendosi nel laboratorio delle alchimie, scivolano, senza avvedersene, nel passato. Jurato ha i piedi a terra, lo sguardo avanti ed il cuore alle stelle.
Oltre tutto, il vero artista, al di là di ciò che esprime, ha sempre qualcosa da dire, non solo per l'ambiguità stessa del linguaggio, ma anche e soprattutto perchè c'è un "quid" da definire che rimane prima e dopo la pennellata.


- 1981 -


 

 

 

Un'orchestrazione magistrale


Sono pi?di dieci anni, ormai, che seguo, con vigile attenzione, l'evolversi della pittura di Giovanni Jurato, un pittore di cui notai subito il talento, qualità rara, fiore di campo colorato nel campo di ortiche degli imbrattatele (anche di grido!) che inflazionano il cattivo gusto, complici galleristi da dozzina e pseudocritici parolai dalla crassa ignoranza.
Jurato si distingue per l'alta scuola, che s'innesta a quell'impressionismo che sconvolse la paludata e canonizzata pittura accademica con le originali intuizioni e col suo ora delicato ora passionale lirismo, e che rimane, a mio avviso, l'evento pi?grosso e pi?sostanzialmente motivato nel campo delle arti figurative e plastiche del periodo contemporaneo.
Nulla, sulle tele del Nostro, ?lasciato al caso: impostazione, taglio, collocazione spaziale, mestica e fraseggio del colore, vengono profondamente meditati e passano cos?al filtro dell'intelletto che, in modo rigorosamente critico, riflette su se stesso, per costruire dialetticamente, ma senza indulgere ad orpelli retorici, l'opera d'arte.
Non si pensi, però  che la riflessione e l'autocritica guastino la genuinità dell'ispirazione e la freschezza dell'esecuzione estemporanea, perchè trattasi di un'orchestrazione magistrale del motivo intuito ed espresso mediante note colorate.
Giovanni Jurato è un'anima gentile dal forte sentire che, in sintonia con quella natura dalla superba bellezza che gli vive intorno e palpita nelle sue vene, immerge il suo magico pennello nell'indaco del mare, nell'azzurro trasparente del cielo, nel verde della macchia mediterranea, nel giallo di pensose arene, nel rosso-fuoco del sole che, dopo una corsa sfrenata di ragazzo capriccioso,brucia sui monti bruni il suo ultimo bivacco.
... Ed al vento ruba quei palpiti e quei sospiri che sfiorano cisti selvaggi e zagare odorose...
Ma, cogliendo gli umori ed i colori della sua terra, non isterilisce in un gretto provincialismo, e sa elevare la sua pittura a ben altre altezze, rendendola capace di parlare a tutti gli uomini, infondendole quell'uni verso di sentimenti e di emozioni che solo i veri artisti hanno e sanno trasmettere.
Giovanni Jurato, mi sia concesso dire, è un figlio di Sicilia, che onora la sua terra e arricchisce il novero degli uomini che l'hanno resa illustre e grande presso coloro che sanno la cultura e coltivano nel cuore quanto di bello e buono e vero l'umanità sa costruire.
Nell'arco luminoso di questi dieci anni Jurato, con un lavoro costante e attento al mutare e all'evolversi dei tempi, pur rimanendo fedele alle scelte di fondo, che si agganciano alla realtà  maturato verso una pittura meditata e rivissuta nel profondo, sempre felice nell'ispirazione, libera nell'esecuzione, dove i colori creano le forme donando loro la vita e l'eterna giovinezza dell'Arte.


- 1983 -

 

 

 

L'aderenza al reale


Scrivo sempre con entusiasmo di Giovanni Jurato perchè la sua pittura ha il pregio - raro - di non stancare, sia per l'intrinseca natura di piacevolezza, rivelata dai tocchi lievi e dal fraseggio delicato, sia perchè sa rinnovarsi pur mantenendosi fedele a delle scelte di fondo irrinunciabili che, accentuandone la personalità forte e autorevole di uomo e di artista, agiscono da trampolino per nuovi e più risicati voli.
L'aderenza al "reale" è la sua costante, ma la visione passa attraverso il filtro della sua sensibilità del suo essere, ed acquista una dimensione di creatura appena nata, fresca di forme modellate dalle mani del suo creatore, palpitante dell'unicità della propria vita.
La tematica di Giovanni Jurato, pur non discostandosi di molto dal paesaggio e dall'ambiente tipici siciliani, a lungo vagheggiati, ha come zumato particolari che la rendono più viva e quasi diversa perchè mettono a fuoco valori prima appena accennati ed ora esplosi in tutta la loro carica "socio-culturale" maturata nell'humus d'una terra antica e laboriosa, pur nelle contraddizioni da superare, ricca di esperienze che hanno lasciato il segno nella storia dell'uomo.
Quanto al colore, pochi come lui lo sanno trattare, non tanto per la mestica, dove eccelle per la purezza e la finezza dell'impasto, quanto per l'inventiva che elabora toni e gradazioni accessibili a pochi eletti. Io, convinto ambientalista in campo didattico-pedagogico, dico però che, così come poeta, pictor nascitur: è nel gene che si annida quell'impulso che guida sapientemente il gesto della mano e fa del pennello di Jurato la bacchetta ardita d'una sinfonia di colori: blu profondi, azzurri pensosi, verdi intensi, bruni caldi, a riprova di un'anima che vibra con passione sul ritmo delle emozioni raccolte nel quotidiano e meditate a lungo prima di essere espresse.
L'impianto architettonico è mirabile e, oltre la padronanza tecnica (non secondaria in arte, a dispetto degli arruffoni imbrattatele sostenuti da prezzolati critici), denota la perfetta sincronia fra l'intuizione, che vive d'una sua perfezione ideale, e l'esecuzione, che deve fare i conti con le difficoltà della prassi, che sussistono a dispetto dell'autore.
Nella scena, non sempre luminosa, della pittura italiana odierna, Jurato è un punto costante di riferimento ed una certezza: una realtà che non può essere ignorata da quanti amano il vero, il bello, il giusto, valori espressi da sempre dall'arte vera, quella che non conosce tramonto nel cadere dei giorni. Oso affermare che si avvia, con passo sicuro, ma con l'umiltà che distingue i grandi, a collocarsi nel pantheon dell'Arte.


- 1985 -

 

Nuove modulazioni


Giovanni Jurato, dopo un lungo periodo di "silenzio" e di riflessione nel quale ha meditato sulle passate esperienze ed ha maturato ulteriori capacità espressive, ?tornato alle grandi mostre con una ricca e, pur nella omogeneità varia produzione pittorica nella quale l'orchestra dei colori dominanti s'è impreziosita di nuove modulazioni e delicate armonie.
I temi sono sempre quelli legati alla nostra terra - e non potrebbero essere altri, perchè li ha profondamente radicati nell'animo - e alla nostra cultura, al nostro modo di. essere e di rapportarci a ciò che vive attorno a noi, ma risultano ancor più trasfigurati da una personalissima interpretazione che proietta la sua pittura nella sfera purissima dell'universale, conferendole il segno inconfondibile dell'Arte.
Di Giovanni Jurato abbiamo notato, con intimo compiacimento, il felice "ritorno" alla freschezza del tocco in una nuova e sorprendente corposità materica, dove i colori vibrano in tutta la loro musicalità


-1990 -


 

 

Capace di sorprenderci ancora


Ho per le mani alcuni degli ultimi oli di Giovanni Jurato, un talento come pochi della pittura, che seguo costantemente e con l'attenzione che merita nella sua evoluzione artistica da alcuni decenni (il tempo fugge e non ritorna, fiume che corre al mare come ad un alveo di eternit? quel fiume qui magistralmente dipinto con un tocco lieve di lirica tristezza: la Senna, cantata e dipinta da tanti bohemiens, suoi innamorati, che ad essa confidano ora la gioia, ora la pena di vivere).
Lo seguo ancor prima del Gruppo 6, valoroso sodalizio d'artisti nato negli anni settanta, il cui Manifesto si propose con l'intento di agitare le acque stagnanti della cultura di quest'angolo di paradiso ch'è Pachino per i suoi tesori di cielo di terra di mare, e ne considero con ammirazione il prezioso dono della pittura in un mutuo scambio di esperienze artistiche, di grandi eventi organizzativi, di sensazioni perdute e ritrovate, di stimoli culturali, che producono il "manufatto" d'arte e allargano sempre pi?l'orizzonte spirituale e l'anima che in esso si figge.
Guardo queste tele e mi accorgo come Jurato, malgrado le ore cadano inesorabilmente travolgendo nella rovina dei ricordi uomini e cose, disseccando spesso polle sorgive di pura ispirazione, sia capace di sorprenderci ancora. Ci sorprende per la pennellata corposa ed elegante ad un tempo, e per gli impensabili colori, che sembrano far nascere "hic et nunc" l'opera dalla tela. E sono squarci d'universo, dove la sapienza compositiva si coniuga in un corpo solo alla freschezza dell'estemporaneità
E come un'araba fenice che rinasce dalle sue ceneri e torna a volare librandosi in alto con voli arditi e piume dai riflessi d'oro...
E bastato un tuffo nella Senna sognante, un respirare l'aria dei colorati chiassosi e pur quieti boulevards parigini, ed ecco il nuovo Jurato, che poi è il pittore di sempre per la singolare capacità compositiva e per il non comune estro creativo che sa rubare palpiti al cielo. Solo che s'è fatto più pensoso, più attento alla caducità del sole, più incline al "filosofare"dell'arte sulla condizione dell'uomo, dolente viator indomito del tempo.


-1992 -


 

 

 

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